Claudio Farina

farina

Perchè ti dovrei ascoltare, professore?

Must the show go on?

Partiamo da una data precisa: 20 luglio 1969.

Fa caldo, è sera. Un bambino di sei anni sta curioso davanti alla tv, tutta la famiglia è riunita ed attenta.

Le immagini in B/N diffuse dall’apparecchio non gli trasmettono nulla di più di quello che mostrano, un uomo con uno strano vestito ed in testa una specie di boccia per i pesci in vetro, che scende da un curioso trabiccolo e cammina su una spiaggia (o almeno avevano parlato di un mare), ma una spiaggia molto particolare, in un posto lontano, sulla Luna (ancora più strano!!), nello spazio, fuori dalla Terra.

Non sa, quel bambino, o almeno non ha ancora percepito di aver assistito alla Sigla Iniziale di un nuovo programma, quello che un altro uomo, anche lui strano, in Francia, aveva appena intitolato la Società dello Spettacolo – per complicare le cose, o, forse, per renderle più interessanti, qualcuno insinuerà che quella storia dell’uomo sulla Luna era proprio una bellissima storia, composta da magnifiche immagini, girate da uno splendido regista, ma inesorabilmente falsa. –

The Party is not over, la Grande Truffa è più che mai in atto, svolta ed interpretata da protagonisti sempre diversi ma sempre uguali.

Proviamo a riconoscerne alcuni.

1978, 1979, 1980: catapultato in un mondo fatto di sparatorie (vere), di studenti che si ammazzano tra di loro a causa di ideologie contrapposte (false, evidentemente ), di poliziotti accusati di buttare la gente giù dalla finestra e di gente che spara e uccide i poliziotti, il bambino cresciuto e diventato adolescente è colpito da una delle tante sfighe che caratterizzano l’adolescenza: in quel caso non ha la fortuna di poter vedere un film, ma di sentirne, anche se solamente filtrati dai racconti degli amici, gli effetti, simili a quelli del masso che il Maledetto Struzzo fa sempre cadere addosso al Coyote, un apparente disastro ma senza reali, o evidenti, conseguenze.

John Travolta e la Saturday Night Fever scuotono un po’ il clima culturale del momento, proponendo il modello o meglio il prototipo di quello che più tardi avrà grande successo sotto il nome di Edonismo Reganiano.

Dalla nostra parte dell’oceano, invece, il ragazzo aveva già goduto di un altro capitolo della telenovela: in Italia il Presidente del partito che aveva governato il Paese ininterrottamente dalla fine della seconda guerra mondiale veniva rapito ed ucciso, per motivi e in circostanze che ancora oggi, dopo trenta anni, non sono definitivamente chiarite; una parte del copione, in forma di diari, da lui vergata, è stata soggetto involontario di improvviso ma fugace successo letterario, ristretto ad una cerchia di eletti che ha avuto il piacere e la fortuna di sfogliare quelle pagine.

Dunque, il caso Moro e la Febbre del Sabato Sera. Nel quadro manca l’immagine successiva:

in Inghilterra un personaggio anche lui strano, che fa coppia con una ragazza molto eccentrica a cui piacciono borchie, spille da balia, chiusure a zip ed altre amenità, oggetti che lei trasformerà in accessori per eccellenti capi di vestiario, ha voglia di divertirsi più del solito.

Quest’uomo, probabilmente molto vicino al ‘nashismo’, una corrente di pensiero definita e scomunicata dallo stesso autore del Libro sullo Spettacolo di cui sopra, sostiene i suoi amici nello scrivere e suonare (malamente) canzoni che inneggiano all’Anarchia nel Regno Unito ed altre amenità del genere, ma soprattutto è l’autore di quella che più tardi viene giustamente celebrata con un film e nota come la più Grande Truffa del R&R.

The Great Rock &Roll Swindle, oltre che un documentario un po’ scemo ma meraviglioso, è anche il paradigma per la dialettica Realtà VS Spettacolo, secondo la quale è difficile capire veramente da che parte dello specchio ci si trovi e per quale fare il tifo.

La simpatica banda di cialtroni, poco dotata se non di una grande voglia di spernacchiare il prossimo e di trarne grossa soddisfazione e gran divertimento, non può che risultare simpatica agli occhi di chi si rende conto che il mondo proposto come Reale non è proprio un granchè. Ed è proprio da questa situazione che, in un sistema autorigenerativo, lo Spettacolo trae vigore e nuova energia.

Sfuggito più per caso che per particolari meriti ad una sorte piuttosto comune in quel contesto, quella di finire con un ago infilato prima in un braccio e poi in qualsiasi altra parte del proprio corpo, il ragazzo della storia se ne esce, bene o male, con un sistema immunitario rafforzato, che gli regala una incidentale ma chiara predisposizione a riconoscere le truffe e una certa predisposizione ad approfittarne quando se ne presenta l’occasione.

Questa vaccinazione lo aiuta a superare ulteriori tappe di questo spettacolare percorso formativo, che per necessaria brevità limitiamo ai principali dati identificativi, ma che ci riproponiamo di affrontare in altre occasioni:

Berlino ed il suo Muro che cade, l’ascesa e la morte di Lady D, lo schianto del World Trade Center, per arrivare al topic più attuale, il Primo Presidente Nero della storia della (finora) più grande potenza occidentale.

Ce ne fosse bisogno, il nostro punto di vista è confortato da un esempio: in una delle varie espressioni di bizzarra socialità dell’Alta Società, legate allo svolgersi del recente G20 a Londra, la First Lady americana è stata descritta ‘deliziosamente vintage, come le ragazze di Grease, gonna gonfia e golfino’ da qualcuno che di moda e costume se ne intende.

Guardatevi questo film, un’altra pietra miliare, e poi ne riparliamo.

Nel frattempo, sicuramente non ci aiuta a cogliere un’eventuale distinzione tra Realtà e Spettacolo un altro episodio:

il nostro Presidente che richiama il suo pari grado americano per farsi fare assieme una foto è reale, oppure è più reale la Regina che lo rimbrotta?

Ma quando eravamo bambini non ci avevano sempre detto che la Regina vive sempre nel mondo delle fiabe?

Non so, forse giunti a questo punto potremmo scomodare l’unico pensiero forte emerso in questi anni, quello pregnante la serie del celeberrimo Caso Scafroglia, che ci insegna: la risposta è dentro di noi, ma è sempre quella sbagliata.

Is there anybody out there – c’è qualcuno là fuori che ha voglia di trascurare una lunga serie di risposte precotte e di incominciare a porsi qualche domanda fresca di giornata?

post-it1

Commenti autografi dei visitatori lasciati sui post-it durante la mostra.

*insegui sempre la felicità… è l’unica cosa importante della vita

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