Luca Poncellini

ponce
Perchè ti dovrei ascoltare professore?
Perchè, più che altro, io faccio il RACCONTASTORIE, lo STORY-TELLER. Racconto storie che riguardano il mio mestiere, i miei lavori, i miei progetti, ma soprattutto racconto storie i cui protagonisti sono, o sono stati, più bravi di me, molto più importanti di me. Più talentuosi, più significativi. Racconto del modo in cui queste persone lavorano, o hanno lavorato. Quali idee, quali pensieri li hanno guidati all’azione. E dalle loro storie, dai racconti delle loro esperienze, abbiamo tutti da imparare moltissimo. Apprendere cose interessanti, cose utili.
Tanto tempo fa, i giovani imparavano le cose del mondo semplicemente stando ad ascoltare i racconti degli anziani. Oggi i tempi sono diversi, ci sono altri strumenti, c’è internet. Ma non fa differenza. In tutti i casi, gli insegnamenti provengono dalle storie e dai racconti.
Di recente ho letto un libro straordinariamente bello e affascinante. Quando l’ho finito, ho pensato che fosse non solo una storia pazzesca, ma anche un’unica, gigantesca metafora. E’ il diario che il regista tedesco WERNER HERZOG ha tenuto durante il lungo periodo di lavorazione del film FITZCARRALDO. E’ il racconto di una vicenda folle e grandiosa. La trama del film consiste nel tentativo di trasportare una nave (una nave vera!) da un oceano all’altro non circumnavigando l’America Meridionale, come farebbero tutti, ma attraversandola in mezzo: ecco che la nave risale un sistema di fiumi, viene issata in cima a una montagna nel cuore della giungla amazzonica, viene calata sul versante opposto e prosegue il viaggio scendendo verso il Pacifico lungo un altro fiume al di là della catena montuosa… Idea folle, disperatamente sragionevole e magnifica allo stesso tempo.

La preparazione e la ripresa delle scene del film hanno richiesto due anni abbondanti di lavoro, in condizioni estreme, in mezzo alla foresta equatoriale, in balia delle piogge torrenziali, degli animali più buffi e/o molesti, delle stranezze degli esseri umani sotto pressione in un ambiente non proprio ospitale.

Il cast era di tutto rispetto: Klaus Kinski, estremista dell’egocentrismo, Claudia Cardinale, Mick Jagger con la fidanzata dell’epoca, la modella Jerrie Hall, ecc.ecc. Ma ve lo immaginate Mick Jagger sprofondato in una pozza di fango in mezzo alla giungla soltanto pochi giorni prima di partire per un tour mondiale droga-sesso-rock’n’roll con i ROLLING STONES? Oppure Klaus Kinski che rincorre un pollo vivo in mezzo a un campo di canne da zucchero? In questo libro, ci sono tante di queste piccole storie saporite. Ma soprattutto, c’è la storia di centinaia di uomini e donne, occidentali e indios dell’Amazzonia, movimenti di tecnologie e di denaro, di vizi e di virtù, tutti quanti generati dalla ambizione di realizzare un progetto ben preciso e dalla determinazione di portarlo a termine. Per quanto folle e bizzarro, per quanto visionario e allucinato, un progetto grandioso. Un gesto faustiano. Un formidabile atto di volontà, più forte di qualsiasi difficoltà. Un emblematico, metaforico, momento di design. Anche, la realizzazione di un sogno.

Dopo un anno di lavoro, e zero risultati, il produttore esecutivo chiama Werner Herzog al telefono: “Perchè non mandiamo tutto all’aria, Werner, sai quanti soldi risparmieremmo…”

“Perchè tutto questo lavoro è la costruzione della visione di un sogno. Se rinunciassi, cazzo, tradirei i miei sogni. E un uomo non è un uomo se deve rinunciare ai suoi sogni.”

Allora tutto il libro è una grande lezione di metodologia progettuale, una grande lezione di design, di determinazione nel conseguimento di un obiettivo.

Il titolo? LA CONQUISTA DELL’INUTILE. Questi sono i progetti per cui vale la pena vivere….

 

post-it1

Commenti autografi dei visitatori lasciati sui post-it durante la mostra.

*26/04 c’è un tempo per ogni cosa… forza e coraggio!

*spesso i prof vanno ascoltati, ma molto più spesso vanno compresi e capiti. Beauty

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