Franca Bertagnolli

bertagnolli

Perchè ti dovrei ascoltare, professore?

(…)

Nella mia esperienza di vita e professione, l’intreccio tra pratiche artistiche e relazioni è sempre stato un motivo ricorrente. Negli anni ’70 ho frequentato architettura a Venezia dove mi sono laureata nel 1976. Fu quella una fantastica esperienza di formazione e crescita intensa in me produsse “l’imprevisto desiderio” di passare dall’architettura al cinema, dove i limiti classici e disciplinari si dissolvono, dove spazi, edifici, musica, narrazione e sguardo si delineano nella fluidità delle emozioni. E’ stato un dare corpo al desiderio di quei giorni, di lavorare in partitura, cioè singolarmente e all’unisono modulando autonomia e legami, con la consapevolezza crescente delle scambio, dell’ascolto, dell’assaporare l’opera altrui che si faceva tessuto che potenziava la propria visione.

Inventarsi il modo di fare cinema è stato come aprirsi all’imprevisto, al “Reale inaudito” che si tratta di uno spazio che ad un certo punto si apre nel cuore della necessità, non perchè pensato prima, ma come l’effetto di una continua SPERIMENTAZIONE su ciò che abbiamo a disposizione. Da quella lezione ho cominciato ad amare le imperfezioni e le qualità che viaggiano assieme ai limiti.

Nessuno è perfetto! E chiudo con un’ellissi temporale: sono in NABA, all’inizio dell’anno, alla presentazione del corso intensivo di Design del tessuto e nuovi materiali. Obbligo gli studenti a lavorare alla creazione di nuovi tessuti… partendo da quelli che trovano in classe portati da me, assieme ad un bagaglio di possibili materiali di fissaggio. Spiego che devono necessariamente lavorare in gruppo e questo diventa limite e motivo di confusione… ma poi tutto si dipana e nella incalzante temporalità dell’esperienza li accompagno al tessuto finale e… ironia della sorte allo svolgimento di un tema in cui devono narrare la loro “esperienza interiore” dei 15 giorni di corso: “(…) ho capito che il mondo della moda può essere non solo abiti scintillanti per la produzione, ma che può esserci spazio, un fare che avvicina l’arte di ognuno alla vita, con amore, passione per la ricerca e l’innovazione etica e sostenibile (…)”

E allora come adesso sono io che dico grazie a loro trovandomi tra le mani tessuti e oggetti loro, avuti in dono…

post-it1

Commenti autografi dei visitatori lasciati sui post-it durante la mostra.

*completamente fuori tema! Non mi viene nemmeno il classico giudizio “poteva fare meglio”. Non vedo spessore nell’autrice.

*noiosa come mai. Non poteva che andare fuori tema, parlando di sè invece di parlare a chi dovrebbe ascoltarla. Non c’è nessun motivo per farlo.

*solo ascoltando il maestro lo si può superare!

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