Antonio Piccirilli

piccirilli

Perchè ti dovrei ascoltare, professore?

Bella domanda…!

Delicata… Importante… Profonda… Intima… Vera… Educativa…!

CI SVELA!

Aggiungerei: “chi è il professore?”, “e chi è lo studente?”… “Io?”, “o i miei studenti?”

Personalmente, quest’anno, ho svolto in Naba la mia prima esperienza come docente. Ho 28 anni, e la poca differenza di età con i miei studenti, dovrebbe mettere ancora più in discussione la domanda di partenza: la mia età mi pone, infatti, decisamente meno “professore” degli altri… “professore” (virgolettando il termine).

“Professori”, intendo quelli dietro la cattedra, con un “ruolo”, impostati, quasi istituzionali, distanti tra la cattedra e il banco, tra l’insegnamento e lo svolgimento didattico degli studenti…

Infatti, mi definisco un professore non virgolettato: ho basato il mio primo corso soprattutto sull’importanza di essere ascoltato e compreso, ho dato importanza alle relazioni di gruppo conviviali e amichevoli legate alla progettualità, che sia un oggetto, uno spazio, un abito, ecc…

Professore come un amico, un collega con qualche esperienza in più che ha ascoltato altri maestri più grandi: come un conduttore di relazioni che mette in moto una rete energetica che passa dal polo positivo a quello negativo per alimentare un’energia decisamente sostenibile. I miei studenti mi devono assolutamente dare del “tu”, chiamarmi per “nome”, avere il mio numero di cellulare, la mia email deve essere bombardata dalle loro per qualsiasi consiglio o dubbio, o meglio, per qualsiasi “confronto”, durante le varie fasi progettuali del corso.

Questa metodologia d’insegnamento, basato sull’ascolto e la partecipazione (arte partecipativa come insegnamento), porta in ogni modo e corso, ad un risultato umano ottimo per lo svolgimento comprensivo del corso e del tema esecutivo da svolgere.

Inoltre, è importante ascoltare loro, essere aperti a percepire i loro insegnamenti per migliorare il tuo: è uno scambio preciso, libero ed equo!

Paradossale? No, naturale!

Ecco perchè i miei studenti dovrebbero ascoltarmi: seguo con dedizione e passione i loro progetti, il loro futuro, il loro tempo. Cerco la loro fiducia e il loro non timore di osare: Moda e Design è OSARE!

Tutti possono OSARE, l’importante è essere e porsi nella condizione giusta per provarci. Un mio grande Maestro mi diceva e mi dice ancora: ” il mio motto è: non sorprendere, ma travolgere”.

Io conduco i miei studenti a volermi travolgere.

Lo scambio è equo, travolgo per farmi travolgere!

Chi è lo studente? o chi è il professore?

I ruoli si alternano e si scambiano, si travolgono animosamente!

Espongo qui accanto al mio compito un oggetto: non il mio, ma di un mio studente, fatto con le sue mani, che mi ha insegnato, che mi ha travolto!

Un unico filo elettrico che conduce ad una forma di energia ecosostenibile: una bicicletta.

Grazie Ragazzi!

post-it1

Commenti autografi dei visitatori lasciati sui post-it durante la mostra.

*complimenti. Elena Nappi 26/04/09

*si creano reti fitte fitte per navigare

*…il mio motto non è travolgere, ma emozionare…

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